Antonio Rosmini



Fu una figura di spicco tra i cattolico-liberali, era un filosofo, un uomo di chiesa e uno studioso di questioni educative.
Nacque nel 1797 a Rovereto, allora sotto il dominio dell'Austria. Nel 1828 di diede vita all'istituto della carità a Domodossola, in Piemonte.
Nel 1836 si stabilì a Stresa. Qui pubblicò una serie di volumi nei quali raccolse la propria concezione filosofica, una delle quali è "Nuovo saggio sull'origine delle idee" del 1830.
Morì a Stresa nel 1855.

Valore della persona

La filosofia di Rosmini era favorevole all'educazione popolare
Secondo lui, tutta la storia della filosofia moderna era traducibile in una chiusura della ragione nei confronti del sensibile.
Egli si sforzò di elaborare un sistema di pensiero alternativo che avesse come obiettivo quello di superare il relativismo e il soggettivismo, per confrontarsi con l'empirismo e il sensismo.
Rosmini voleva salvaguardare la dimensione trascendente dell'antropologia cristiana. 
Il concetto di persona era il fulcro della sua concezione filosofica, infatti contro il naturalismo e l'idealismo, affermò la visione spiritualistica della persona in cui l'uomo, a immagine di Dio, emerge come un valore intrinseco.

Gli scritti pedagogici più importanti sono: "Dell'educazione cristiana" del 1821, "Sull'unità dell'educazione" del 1826 e "Del principio supremo della metodica".
L'uomo è caratterizzato dalla capacità di intendere, di sentire, e di volere. Questi tre aspetti formano una perfetta unità, bisogna però considerare che la volontà risulta essere la facoltà decisiva in quanto la dimensione morale costituisce il principio di perfezionamento dell'uomo.

Lo scopo dell'educazione è quello di unità, il quale implica un rapporto di subordinazione.

L'educazione come "diritto inalienabile"

Le conseguenze della sua filosofia furono diverse:
  1. Chiesa e cristianità ispirate al modello comunitario dei primi secoli. Questo perché la centralità assegnata alla persona implicava che la fede e la Chiesa non potessero più essere posta al servizio del potere, dunque dovevano configurarsi come una missione al servizio della società.
  2. L'educazione e l'istruzione erano necessità non solo giustificate dalla modernità borghese, ma riguardavano la dignità della persona.
  3. Educazione doveva essere diffusa anche tra il popolo, il nome dell'uguaglianza sostanziale delle persone.
Una didattica innovativa

Dunque si può dire che per Rosmini la mente non era una tabula rasa.
Con la legge della gradazione egli cercava di trovare un metodo universale per facilitare e incrementare i processi di scolarizzazione dei ceti popolari.

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